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il Cinema d'Autore contemporaneo:

WELCOME di Philippe Lioret (FRA 2009)

Un road movie di gusto euroferoce da Calais a Dover
di Roberto Silvestri Il Manifesto

Un road movie eccellente, e ancora più ostinato e tragico, nonostante una intrecciata storia d'amore quasi a happy end, Welcome, del francese Philippe Lioret (nelle sale distribuito da Teodora). Un diciassettenne curdo, già torturato dai turchi, si fa 4000 km a piedi per sposare la donna che ama, esule a Londra con la famiglia (patriarcale). Ma tra Calais e Dover il viaggio si interrompe. Un tempo quel piccolo tragitto sbeffeggiava gli immigrati (Traversée del tunisino Mahmoud Ben Mahmoud) per kafkiane difficoltà burocratiche che oggi appaiono reperti di una grande civiltà sepolta, rispetto alle svariate leggi Bossi Fini disseminate con euroferocia seminazista. E che, nella Francia di Sarkozy, vengono tradotte così: si manda in galera chiunque accolga in casa un «clandestino» (e la nostra fondativa carità cristiana?). All'extracomunitario è vietato come all'ebreo o al «negro» entrare nei supermarket o nelle piscine pubbliche per far acquisti o la doccia. A Calais la clandestinità è reato. Così il nostro eroe (che sogna di giocare da tornante nel Manchester United), scoperto in un camion dai cani, non ha che una possibilità. Attraversare a nuoto la manica. Va in piscina, a lezione di crowl. L'insegnante, appena divorziato da una moglie militante, ne resta affascinato. E attraverso quella sua romantica, pazza, storia d'amore, forse riconquisterà l'amore della sua vita, che non ha avuto in coraggio di trattenere ...Il genere «dramma dell'immigrazione» dominante in Europa da qualche anno è spesso l'occasione per nascondere, dietro un plot edificante, ipocrisie e razzismi camuffati e riscodellati furbescamente. Ma questa volta il sistema di attese e stereotipi è fatto esplodere dalle passioni vere.
Inoltre i due veri elementi che si scontrano nel film sono l'energia vitale delle popolazioni che cercano una nuova terra per vivere, contro la mortifera, stagnante autoconservazione del continente, a dispetto dei tappetini che pongono davanti alle porte dei loro appartamenti (con su scritto appunto, «Welcome»). Una gabbia in cui sono costretti non solo i clandestini a cui sono dedicate apposite leggi (e in questo almeno in Italia la legge prevede che i minorenni siano accolti, nutriti e fatti studiare) ma una serie di lacci costringe anche gli abitanti del luogo, sottoposti alla vigile attenzione dei vicini, alla sorveglianza poliziesca, alle regole matrimoniali e del lavoro. E le famiglie emigrate, che portano dietro come un fardello usi e costumi da cui è impossibile derogare.
Vincent Lindon appare nella parte di Simon come qualcuno che ne ha prese tante dalla vita, ma ne ha date altrettante, chiuso in se stesso proprio come un Jean Gabin dei nostri tempi. In qualche scena addirittura gli somiglia e il confronto con il giovane Firat Ayverdi pone in una giusta dimensione il vecchio e il nuovo mondo.


dal 12 al 16 febbraio

ore 18,45-20,45 e 22,45


CineCittà cineclub via Pisana 576 Firenze tel.& fax +39 055 7324510 | info@cinecittacineclub.org

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