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Programma
il Cinema d'Autore contemporaneo:
IO, LORO E LARA di Carlo Verdone (ITA 2009)
Verdone, l'arte della commedia
di Valerio Caprara Il Mattino
Nel suo nuovo film Carlo Verdone è di una bravura che si può solo definire mostruosa. Ora l'unico problema di questa commedia accurata e accorata potrebbe essere quello di schivare l'abbraccio dei professionisti dell'indignazione che usano il cinema come strofinaccio per spolverare i propri e altrui luoghi comuni. Infatti «Io, loro e Lara» si sviluppa su tre assi portanti: un climax a blocchi (la prima parte decisamente esilarante, poi un bouquet di mezzitoni e infine il finale fintamente consolatorio), l'attenzione spasmodica al coro dei comprimari e una riflessione più crepuscolare che impettita sul contemporaneo affievolirsi dei valori. Ed è proprio quest'ultimo tassello che rischia di portare fuori strada: tornato dall'Africa a Roma perché teme di perdere la fede, il prete missionario Don Carlo si scontra con la propria famiglia ribalda e interessata che non ha tempo né voglia di prestargli la minima attenzione. L'ambigua e sfuggente ragazza Lara prima lo induce sommessamente in tentazione, poi finisce col trasmettergli lo slancio umano (più che pastorale) necessario per sciogliere i grumi di meschinità tra congiunti veri o acquisiti e rendere meno astratta e subordinata la propria vocazione. Però, attenzione: «Io, loro e Lara» non è un film quaresimale, anzi si ride moltissimo perché il vecchio papà al Viagra Sergio Fiorentini, il fratello traffichino e sniffatore Marco Giallini, la sorella survoltata e rapace Anna Bonaiuto capeggiano un bestiario di personaggi/attori degni della tradizione della migliore commedia all'italiana. Il segreto sta, come sempre, nell'inimitabile presa sul dettaglio che il Grande Osservatore esercita nel rispetto dei diversi tempi comici: ora stupefatto, ora goffo, ora polemico, ora malinconico, il suo alter ego in abito talare riflette ogni sfumatura dell'ambiente e dei comportamenti, le tramuta in emozioni, le rimodella in espressioni e le restituisce agli spettatori in forma di visione insieme laica e cattolica, istintiva e riflessiva, depressa e speranzosa. Le tecniche di regia sono rese invisibili e grazie al felice contrappunto di fotografia, scenografia e musica il ritratto di gruppo - nonostante l'impianto quasi teatrale - non scade mai nel moralismo spray e si propone anzi come antitesi ai finti tribunali dei dibattiti in tv. Non insisteremmo, peraltro, sul confronto etico tra occidente egocentrico e terzomondo idillico: non fosse altro perché il primo è rappresentato anche da creature come Lara che l'emergente Laura (Chiatti, nuova pupilla del pigmalione di via Giulia) incarna con acerba grazia non disgiunta da un velo di angelica malizia. Sono trent'anni che l'occhio carloverdoniano inquadra la tragicommedia dell'inadeguatezza; ma se non fossimo in grado di cogliere l'elegante amarezza di un film come questo saremmo noi spettatori a scoprirci inadeguati a usufruire di un cinema italiano onesto innanzitutto con se stesso.
dal 26 febbraio al 2 marzo
ore 18,45-20,45 e 22,45