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24-25 febbraio 10

Programma






mercoledì 24 febbraio



IL CINEMA DI NANNI MORETTI

ore 21,00
LA MESSA E' FINITA (Id.) di Nanni Moretti
con Nanni Moretti, Ferruccio De Ceresa, Marco Messeri, Enrica Maria Modugno.
ITA 1985 col. 95 min.


Per Don Giulio il ritorno a Roma dopo essere stato parroco in un’isola del Tirreno è ricco di amare sorprese. Gli amici sono cambiati: uno è sotto inchiesta per terrorismo, un altro ha l’esaurimento, un altro ancora vive squallide avventure omosessuali. E anche in famiglia non ci sono buone notizie: il padre è scappato, la madre si uccide, la sorella vorrebbe abortire. In più la parrocchia è disertata dai fedeli. Don Giulio ci mette tutto il suo impegno...
Un altro racconto morale di Moretti, specchio delle inquietudini di una generazione; il regista abbandona i panni di Michele Apicella e fa un film adulto e amaro. Scene da ricordare: l’arrivo in spiaggia, “Ritornerai” di Lauzi, la morte della madre. Orso d’argento a Berlino.



ore 22,45
SOGNI D'ORO (Id.) di Nanni Moretti
con Nanni Moretti, Piera Degli Esposti, Laura Morante, Alessandro Haber, Remo Remotti.
ITA 1981 col. 105 min.

Michele Apicella è un giovane cineasta che ha avuto successo con i suoi film ed è continuamente richiesto in qualità di ospite per interviste e convegni. Attualmente sta lavorando a una nuova sceneggiatura dal titolo “La mamma di Freud”, ma deve fare i conti con tutta una serie di ostacoli: la concorrenza di alcuni colleghi, l’insistenza di due individui che vogliono imparare il mestiere ad ogni costo, e soprattutto l’amore non corrisposto per Silvia, un’ex compagna di scuola che gli appare in sogno tutte le notti. Alla fine il film esce e le accoglienze sono favorevoli, ma i sogni di Michele peggiorano...
Moretti prosegue la sua impietosa ricognizione sui tic e i luoghi comuni di una generazione, mostrando contemporaneamente l’importanza che il cinema può rivestire in termini di scelta morale. Spingendo sul pedale della deformazione grottesca, tratta con ironia temi impegnativi e percorrere questa strada in un periodo in cui il cinema italiano si dibatte in una crisi creativa particolarmente grave. Nel bersaglio del regista romano finisce soprattutto la televisione, della quale viene stigmatizzata (e siamo appena nel 1981!) la volgarità dei suoi spettacoli a quiz, messi alla berlina nel corso di una memorabile sequenza.



giovedì 25 febbraio


IL CINEMA DI NANNI MORETTI
ore 20,45
IL CAIMANO
(Id.) di Nanni Moretti
con Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Nanni Moretti, Giuliano Montaldo.
ITA-FRA 2006 col. 112 min.


Berlusconi è un disastro personale nel disastro d'Italia. Il caimano di Nanni Moretti è un bel film, divertente, ardito, politicamente di parte e molto intelligente. Comincia con il regista Paolo Virzì (è soltanto il primo: ci sono pure Giuliano Montaldo, Paolo Sorrentino, Carlo Mazzacurati che fa un cameriere, i registi-attori Nanni Moretti, Michele Placido, Jerzy Stuhr), interprete d'un horror politico d'altri tempi in cui durante un matrimonio maoista la sposa infilza lo sposo. Finisce con un brano di film-nel-film in cui il Caimano, al termine d'un processo dalla durata infinita, condannato a 7 anni di carcere, all'interdizione dai pubblici uffici e alle spese processuali, inveisce contro i magistrati, che vengono lapidati e aggrediti da una folla inferocita, annuncio di sovversione: davvero non si tratta di un lieto fine.
Jasmine Trinca, giovane regista debuttante che vuoi fare un film anti-Berlusconi, si rivolge al produttore Silvio Orlando dopo molti dinieghi: è l'ultima chance, per un uomo che ha sempre prodotto film trash («Mocassini assassini», «Maciste contro il dottor Freud», «Cateratte»), disoccupato da dieci anni, senza un soldo, afflitto da una grave crisi coniugale. La moglie vuole la separazione e l'affidamento dei due figli piccoli, lui soffre in modo straziante: questa parte (anche Moretti ha attraversato un'esperienza simile) è forse la parte più commovente e bella del film, insieme con il rapporto con i bambini. Attraverso le necessità del film, la sua sceneggiatura e il produt tore straniero («Mi diverte l'idea di raccontare l'Italietta berlusconiana, il vostro andare sempre più a fondo»), si ricostruiscono i momenti più noti e discussi della vita del personaggio Berlusconi: la sua ricchezza («Ma da dove vengono tutti questi soldi?»), le imprese edili, gli incontri con la Guardia di Finanza, le televisioni private con lui tra ballerine seminude, gli andirivieni del patrimonio nelle banche svizzere, i colloqui con «il giornalista che ama scrivere male di lui» (è Toni Bertorelli a interpretare un possibile Montanelli), la «discesa in campo» politico («L'Italia è il Paese che amo»), per altre scene si ricorre a spezzoni televisivi diretti che dalle nostre tv non sono mai stati presentati.
Però Michele Placido, che dopo rifiuti di altri attori si era impegnato a impersonare il Caimano, si ritira: e senza il suo nome il progetto fallisce. Resta possibile soltanto girare una giornata del Caimano, quella del processo e della sentenza. Placido è bravissimo nel ruolo significativo dell'attore che a poco a poco si lascia sedurre dal personaggio. Il caimano è impersonato da un sosia, da Placido, da se stesso, da Nanni Moretti: l'interprete più efficace e bravo è l'ultimo. Silvio Orlando è magnifico ma tutti gli attori sono eccellenti, come eccellente è l'intrecciarsi di film, filmati e citazioni tv, di fiction e realtà.
Da La Stampa, 24 marzo 2006


ore 22,45

APRILE (Id.) di Nanni Moretti
con Nanni Moretti, Silvio Orlando, Silvia Nono, Pietro Moretti, Angelo Barbagallo, Daniele Luchetti, Corrado Stajano.
ITA 1998 col. 78 min.


Film in souplesse, dove i dubbi, i tentennamenti, le ansie di un autore-genitore-cittadino hanno preso il posto delle rabbie urlate e del dolore sordo di “Palombella rossa” e “Caro diario”. Film di famiglia e diario intimo, l’ottavo lungometraggio di N. Moretti comincia il 28 marzo 1994 (vittoria elettorale della destra berlusconiana), termina nell’agosto 1997 quando l’autore decide di tornare al cinema di finzione con un musical, e fa perno sul 18 aprile 1996 quando gli nasce il figlio Pietro, mentre, vinte le elezioni, il centrosinistra dell’Ulivo va al governo. È un film che dice e riferisce molto, insegna moltissimo, suggerisce poco, non racconta quasi mai.


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